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Progetto 2023

Pro Loco Castellafiume APS
Idiomi ed espressioni dialettali nella cultura immateriale abruzzese – Te lo dicio in castellitto

Introduzione

Il 27 luglio 2023 la Pro Loco di Castellafiume ha ospitato i nuovi volontari del Servizio Civile Universale: Antonio Di Giamberardino e Matteo Di Nicola e successivamente Ilenia Musichini. Noi volontari eravamo già al corrente delle tematiche del progetto prima ancora dell’effettiva entrata in servizio, leggendo il progetto e cercando di immaginare già durante il periodo dei colloqui SCU su come avremmo potuto conseguire tali obiettivi. Il progetto ‘Idiomi ed espressioni dialettali nella cultura immateriale abruzzese’ è stato un ‘interrogativo’ a livello di importanza’. Che significato può avere un dialetto? Perché dovrebbe essere così importante? C’è stata sempre una connotazione negativa nei confronti dialetto, neanche considerato come una lingua, ma un modo di comunicare ‘volgare’, senza alcuna regola che lo disciplinasse. L’inclinazione verso un’unica e sola lingua, la più comune parlata a livello internazionale è sempre stato da molti anni un’idea nutrita da molti, considerando le differenze linguistiche oramai solamente un ostacolo.
Tuttavia, così come tante tematiche vengono giudicate con tanta facilità o con tanta diffidenza, molte volte si è spinti da un semplice fatto di ‘ignoranza’. L’ignoranza, però, non è negativa quando viene considerata in un certo modo, citando Socrate: So di non sapere, un detto attribuitogli, pervenutoci attraverso il racconto di Platone, filosofo greco. Socrate intendeva sottolineare l'importanza dell'umiltà intellettuale, riconoscere la propria ignoranza è il primo passo verso la conoscenza e la consapevolezza di ciò che ci circonda, di cui possiamo sapere e non sapere, molte volte si dà per scontato la conoscenza di qualcosa, quando in realtà potrebbe nascondere molto di più. Ognuno ha il diritto di nutrire i propri dubbi su qualsiasi cosa, qualsiasi tema che possa scaturire perplessità (e così fu per i volontari SCU), ma questo non significa che i dubbi debbano frenare l’approfondimento o dare il diritto di pregiudicare. La sola esistenza di questo progetto ha portato a porsi delle domande su tematiche a cui noi giovani (o almeno per quanto mi riguarda) abbiamo sempre dato poca importanza. Il Servizio Civile Universale e il progetto in sé non è stato solo un semplice percorso di apprendimento rispetto a queste tematiche, bensì ha trasmesso molto di più. Questo ‘di più’ si potrebbe definire come ‘un cambio di prospettiva’ o ‘guardare il mondo sotto una certa ottica’. Le ricerche e lo studio del dialetto hanno portato a una maggior consapevolezza sull’identità di una persona, di una comunità, di un popolo. Arrivando a porsi il problema di che cos’è l’identità? Senza dilungarsi troppo sulla filosofia o sulla sociologia del termine, è effettivamente lecito pensare: ‘cos’è che caratterizza una persona, o un gruppo di persone’? In che cosa può rispecchiarsi una persona? Seguendo questa catena di quesiti e concetti si arriva a chiedersi: ‘cosa forma un insieme di identità?’ e da qui si arriva al patrimonio culturale. La valorizzazione del patrimonio culturale è stata un’altra catena di domande sulla sua importanza, sul perché bisogna salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale. Un concetto chiaro quando si tratta di preservare grandi beni culturali, come per esempio il Colosseo, ma diventa un concetto più ‘debole’ quando si tratta di beni culturali immateriali e soprattutto quelli locali. Il patrimonio culturale di un piccolo paese potrebbe non essere grande come quello di Roma e a causa di questo “ragionamento in termini di ‘grandezza patrimoniale’”, si tende a sminuire quello che è il patrimonio locale, considerandolo non degno di attenzione/valorizzazione. Nello specifico, trattando i beni immateriali, vengono spesso considerati di meno rispetto a quelli materiali per diversi motivi, che possono essere ricondotti a aspetti tangibili, di percezione e di gestione. Un grande monumento o una pittura di grande valore ha un maggior impatto, rispetto a un qualcosa di immateriale come il dialetto, poiché il monumento può essere visto come un simbolo di prestigio, mentre la pittura influenza di più a causa del suo valore economico elevato. Tutti questi dubbi, queste perplessità e questi modi di ragionare sono andati via via svanendo nel corso del progetto del Servizio Civile Universale, donando a noi volontari una visione molto importante sul mondo.

Capitolo 1 – Contesto storico e culturale

Nel corso della storia c’è stato uno sviluppo per ogni aspetto: arte, musica, tecnologia… e così è stato per il dialetto, non fu qualcosa nato dal nulla, ma un insieme di conseguenze storiche. Il progetto non ha lo scopo principale di ripercorrere l’intera storia del territorio locale, ovviamente, ma bisogna citare gli eventi importanti che hanno influenzato il modo di comunicare dei nostri antenati, capire il come parlavano le persone che abitavano questi territori prima di noi e di come si è arrivati a parlare un determinato dialetto. Noi volontari del SCU della Pro Loco di Castellafiume ci siamo occupati di ripercorrere questa storia, partendo dalla storia del mondo, quella che viene insegnata nelle scuole, fino a cercare di raggiungere sempre più la storia locale, di come le conseguenze nazionali/regionali/feudali nel corso dei secoli abbiano influenzato il dialetto di Castellafiume. Il lavoro fatto potrebbe contenere degli errori di carattere storico dovuti alla possibile mancanza di informazioni che non sono mai pervenute fino al nostro tempo, magari perdute o mai scritte da nessuno. In merito a questo, per esempio, non si conosce la data esatta della fondazione di Castellafiume, si presume intorno all’anno 1000 d.C., ma la presenza del Canale Arunzio (acquedotto romano del periodo dell’Imperatore Tiberio, tra il 14 e il 37 d.C.) ha portato a pensare di una possibile origine di Castellafiume sin dai tempi dell’Impero Romano. Ma nonostante le origini, abbiamo concluso che le origini del dialetto di Castellafiume siano latine-longobarde. Siamo partiti da una semplice domanda: ‘dov’è cominciato il primo sviluppo del dialetto?’. Queste domande e le diverse metodologie ci hanno portato nell’anno 476 d.C., ovvero la caduta dell’Impero Romano D’Occidente e il dominio degli Ostrogoti. Perché fare riferimento proprio a questo periodo? Perché prima della caduta dell’Impero Romano per mano dei barbari, la lingua ufficiale e parlata in tutto l’impero è stato il latino. Ma, così come il latino è stata una lingua ufficiale ai tempi, così lo è oggi la lingua italiana nel nostro territorio, eppure nella realtà di oggi non si parla solo ed esclusivamente in italiano, ma in tutti i dialetti presenti sulla penisola. Questo ragionamento porta a pensare a una possibile esistenza di dialetti latini nella realtà di ieri, formatosi agli albori dell’espansione dei romani. Prima della dominazione romana, la penisola italiana ospitava molte lingue italo-romanze, come l'osco, l'umbro, l'etrusco e altre lingue italiche. L’incontro di popoli con differenze porta nella maggior parte dei casi ad una fusione o assorbimento da parte di questi, queste lingue presenti sulla penisola avranno sicuramente portato delle modifiche alla lingua latina, questi popoli avranno sicuramente mantenuto una fonetica originale dovuta alle loro origini. In conclusione, è possibile dire che il latino ‘puro’ forse è andato perduto all’alba dei tempi della fondazione di Roma, ma possiamo parlare di lingua pura? È appropriato parlare di una lingua ‘pura, nata e sviluppatasi solo ed esclusivamente dalle sue radici’? Non esistono lingue simili, tutto ciò che è oggi è una conseguenza di un insieme di più influenze storiche in ogni ambito, dall’arte alla tecnologia. Concludendo, è possibile affermare che le lingue prelatine siano state inglobate dal latino, portando nel corso dei secoli a renderlo ciò che oggi consideriamo ‘Lingua Latina Ufficiale’. È comunque lecito pensare, che un dialetto abbia un’origine latina-barbara e risalire nella parte della lingua latina a un latino-etrusco o latino-umbro e nella parte barbara a un popolo barbaro nordico o est europeo, arrivando a dire che un dialetto ha ‘un’origine latina-etrusca-barbara del nord’. Tuttavia, sono specifiche molto difficili da concludere e quasi ‘irrilevanti’ da un punto di vista storico, il dominio romano e i secoli che seguirono hanno portato sempre più un adattamento della fonetica e della morfologia sempre più omogeneo sui territori conquistati, specialmente quelli in prossimità di Roma e della penisola stessa. Tornando al 476 d.C., si comincia a parlare di origini del dialetto da qui (per quanto riguarda la penisola e i territori interni dell’Impero Romano, ma il fenomeno di cambio linguistico stava già accadendo nei territori limitrofi dell’impero.). Premessa: molti vedono le invasioni barbariche come un’ondata distruttiva che ha cancellato i romani e la cultura latina. È vero che in molti casi i barbari furono motivo di razzie, saccheggio e distruzione, ma in molti altri casi i barbari semplicemente sconfissero l’esercito locale, sostituirono il potere politico e si insediarono nei territori, convivendo con i latini. Da questa convivenza tra barbari e latini nacque il latino-barbaro, divenuto poi latino-volgare, che sarà la principale radici di molti dialetti italiani. Nel 535-553 d.C. ci fu la Guerra Gotica tra Ostrogoti e Bizantini, che devastò la penisola, seguita anche da una pestilenza. Dopo questo scenario ci fu l’invasione dei Longobardi e la fondazione del Ducato di Spoleto, un regno dipendente dal Regno Longobardo fino al 774 d.C. e poi dipendente dal Sacro Romano Impero di Carlo Magno, fino al 1198. In questo periodo, nacque Castellafiume. Ecco che le origini del dialetto di Castellafiume vengono ricondotte al latino-longobardo. Le prime documentazione dell’epoca ritrovate parlano della Chiesa di San Nicola, dei monaci di Montecassino, proprio in questo periodo. Ma perché si parla di origini latine-longobarde, piuttosto che latine-franche? In questo periodo, il ducato di Spoleto come già scritto, fu conteso tra i longobardi e Carlo Magno. La risposta è abbastanza semplice: La conquista di Carlo Magno fu una conquista ‘benevola’, ovvero che non cambio gli usi e costumi dei longobardi conquistati, semplicemente ne sostituì il regime politico, pretendendo solo fedeltà e tutto ciò che ne conseguiva (tasse, tributi, truppe, ecc.). Qui si riconduce l’origine diretta del dialetto di Castellafiume, un’origine latina-longobarda. Questo si evince dal prossimo esempio: in latino esiste l’espressione ‘ad vallem’, che in italiano si traduce in “a valle / verso valle”. Ecco un'analisi dettagliata dei termini: ad è una preposizione che indica moto a luogo, traducibile come "verso", "a" o "fino a"; vallem è l'accusativo singolare di "vallis", che significa "valle". In latino, "ad vallem" (verso la valle) avrebbe implicato un movimento verso un'area inferiore, considerando che le valli sono tipicamente situate tra colline o montagne, quindi più in basso rispetto alle alture circostanti. Nel dialetto di Castellafiume, “ad vallem” viene tradotto in “abballo”. L’espressione “abballo” viene usata per lo stesso concetto, indicare un qualcosa che si trova verso il basso, nel dialetto si utilizzato espressioni del tipo “è ito abballo aglio ponto”, oppure “sta abballo addo abita nonnemo”. Analizzando l’etimologia del termine, è possibile notare i fenomeni di cambiamento linguistici dal latino al dialetto, di come l’influenza longobarda abbia modificato la fonetica di tali parole. Come la lettera “d” e la lettera “v” si siano trasformate in b e si sia verificato il fenomeno di “conglutamento”. Un’altra domanda lecita è la seguente: “Perché proprio il latino come radice comune?”. Sappiamo che i barbari erano divisi in tribù/clan e così come i comuni di oggi, ogni clan ebbe un proprio “dialetto barbaro”, ma come mai, nonostante la dominazione barbara e l’esistenza di tutti questi “dialetti barbari”, prevalse come radice comune la lingua latina e non una lingua barbara? Perché la lingua latina fu una delle lingue scritte nell’antichità. I barbari non si preoccuparono di scrivere leggi, di filosofeggiare, di documentare od occuparsi di burocrazia, furono per lo più popoli guerrieri/contadini che tramandarono a voce leggi, modi, usi e costumi. Come scritto in precedenza, i barbari non distrussero i latini, bensì si integrarono con loro. Inoltre, c’è da precisare che paesi contadini come Castellafiume e territori circostanti, non furono influenzati principalmente dal regime politico attuale, ma dalla religione cristiana, soprattutto per la vicinanza con lo Stato Pontificio e l’importanza verso la religione durante il Medioevo. Castellafiume nacque per opera dei benedettini e all’epoca monasteri e chiese furono i centri di cultura di quel periodo, e la lingua ufficiale della religione cristiana di allora fu il latino. Queste sono le colonne portanti della ‘dominazione linguistica sul territorio’ da parte del latino, l’essere una lingua scritta e la lingua ufficiale della religione cristiana. I barbari abbandonarono sempre più le loro religioni (definite pagane) per abbracciare il cristianesimo e questa portò sempre più ad apprendere il latino. Attraverso questa ‘fusione sociale’ si svilupperà il ‘latino volgare’. Volgare sta ad indicare che non fu più un latino insegnato a scuola, attraverso un vero percorso formativo, seguendo le sue regole e la sua grammatica, ma venne insegnato ‘a voce’, tramandato oralmente da genitore a figlio. Questo fenomeno accade tutt’ora con il dialetto locale. Un ragazzo nato e cresciuto a Castellafiume non impara il dialetto a scuola, ma lo impara ascoltando gli abitanti che lo parlano, i suoi genitori, i suoi amici e le persone sul territorio. Così fu tramando il latino volgare, che attraverso i cambi di fonetica e di morfologia avvenuti nei secoli diverrà ciò che oggi è il dialetto di Castellafiume. Il fenomeno del latino volgare fu una semplice conseguenza della situazione economica/lavorativa dell’epoca, villaggi/paesi contadini come Castellafiume furono più dediti al lavoro dei campi e alla raccolta di legname e risorse per il paese. Il 90% della vita di un comune abitante di Castellafiume durante il Medioevo era totalmente dedicata al lavoro, piuttosto che allo studio della lingua latina o di qualsiasi materia culturale. Nonostante il passare dei secoli, il dialetto di Castellafiume comunque ebbe le sue origini latino-longobarde e subì grandi variazioni solo nel 1861, con fattori storici recenti quali l'unificazione politica, la mobilitazione e il mescolamento degli uomini nelle truppe durante la Prima guerra mondiale e la diffusione delle trasmissioni radiofoniche. Possibile che in 800 anni ci siano state poche variazioni sul dialetto di Castellafiume? Ebbene, durante lo sviluppo di Castellafiume sotto il Ducato di Spoleto, si ebbe il primo cambio di regime da Longobardi a Sacro Romano Impero, qui è possibile analizzare un esempio di come il sovrano di allora (Carlo Magno) non ebbe influenzato la vita locale, perché non impose nulla su usi e costumi dei popoli longobardi conquistati. Successivamente, è possibile prendere come esempio un sovrano più ‘aggressivo’ in termini di imposizioni sulla vita degli abitanti del suo impero, come Federico II di Svevia, un sovrano ritenuto più incline al cambiamento di usi e costumi locali. Anche in questo caso, la vita degli abitanti di Castellafiume non cambiò più di tanto, perché? Perché Castellafiume fu comunque un piccolo villaggio ‘isolato’. Questo fenomeno di ‘paese/villaggio isolato’ è possibile verificarlo tutt’oggi. Nonostante il passare dei secoli e i cambi di regime politico, la vita degli abitanti di Castellafiume continuò quasi immutata, sempre e comunque. Non importa se a comandare fosse Carlo Magno o Federico II di Svevia, l’ordinario dell’abitante di Castellafiume rimase lo stesso, di alzarsi, lavorare, pagare le tasse e curarsi della propria famiglia. In merito a popoli invasori come i Normanni o i Saraceni? In questo caso è possibile che si siano verificate delle incursioni, saccheggi, o brevi incontri, ma nessun popolo invasore dell’epoca prese di mira o si stabilì più di tanto a Castellafiume, a differenza centri più influenti come Tagliacozzo o L’Aquila. La sua caratteristica di ‘piccolo villaggio isolato tra le montagne’ lo ha portato a mantenere molte tradizioni, usi e costumi locali. Poi con l’unificazione d’Italia ci fu la diffusione della lingua italiana su TUTTO il territorio, così si arrivò al dialetto di Castellafiume di oggi, attraverso questo periodo dal 1861 ad oggi. Il fenomeno più recente di cambiamenti ‘impropri’ nel dialetto di Castellafiume è dovuto a ‘un italianizzazione’ del Castellitto, oppure per gli abitanti di Castellafiume emigrati a Roma e poi tornati cercano di parlare una sorta di dialetto ‘romano-castellitto’. Nel primo caso abbiamo una fusione tra lingua italiana e dialetto castellitto, dove si usano sia termini in italiano che in castellitto, per esempio: “Sono andata a comprare il pane”, in castellitto si traduce in “So ita a comprà lo pano”, nel cercare di italianizzare il castellitto molte volte potrebbe sentirsi l’espressione “Sono andata a comprà lo pano”. Espressioni del genere variano in percentuale l’influenza della lingua italiana e del dialetto castellitto. Nel secondo caso, del dialetto ‘romano-castellitto’, potrebbero sentirsi espressioni del tipo: ‘aémo revenuti da Roma pé respira un po’ d’aria de Casteglio”. La parola ‘aémo’ non è del dialetto di Castellafiume, ma del dialetto romano. Questi fenomeni di italianizzazione o romanizzazione sono molto recenti e non sono considerati fenomeni positivi, perché sono azioni volute da persone che cercano di dimostrare qualcosa, come nel primo caso cercano di mostrarsi come dei “castellitti più acculturati”, nel secondo caso persone che vogliono far sentire il loro essere “castellitti di Roma”. Queste sono motivazioni che possono compromettere la purezza del dialetto. Al giorno d’oggi, non c’è una reale necessità di mescolare i dialetti o cercare di italianizzarli, la scelta più saggia è parlare un singolo dialetto, o parlare in italiano. Qui si conclude il contesto storico del dialetto di Castellafiume. È importante sottolineare come la storia del dialetto rifletta ciò che storicamente Castellafiume è stato e il come si rispecchi al giorno d’oggi. Il suo essere un paese piccolo e ‘isolato’, la sua tradizione contadina, il suo tramandarsi oralmente il dialetto come i loro avi con il latino/italiano volgare, tutte caratteristiche che hanno riscontro nella storia del dialetto locale. Il perché i dialetti siano così tanti e diversi a seconda dei luoghi deriva proprio da questo, una semplice conseguenza storica dei popoli e delle culture che sono state nella nostra penisola.

Capitolo 2 – Ricerca e metodologia

In primis ci siamo preoccupati del glossario, con l’idea che la ricerca delle parole avrebbe portato ad ottenere del materiale per ogni obiettivo del progetto. Ci siamo posti molti interrogativi: da dove cominciare, cosa cercare e come immagazzinare le informazioni trovate. A fine progetto si è concluso però, che iniziare dal glossario non è stata la scelta più saggia. Forse è stata la fretta di voler concludere un obiettivo all’apparenza il più difficile o duraturo, ma in realtà ciò che mancava per vedere il quadro completo del progetto è stato semplicemente il metodo, il quale si è sviluppato nel corso del progetto. Sarebbe stato più saggio iniziare dal database, il quale sarebbe stato la fonte principale per la costruzione del glossario e il perseguimento di tutti gli altri obiettivi del progetto.

Paragrafo 2.1 – Strumenti e attrezzatura per il progetto

La Pro Loco di Castellafiume ha messo a disposizione un HP 250 G9 Notebook con sistema operativo Windows 10 Home, con accesso completo al pacchetto Office e una stampante HP OfficeJet Pro 7740. Inoltre, la sede della Pro Loco di Castellafiume ha a disposizione una connessione internet WDSL collegamento radio STD da 10 Mbt/s di Witel (una compagnia del settore informatica e telecomunicazioni, con sede legale in Via XI Febbraio, 67059 Trasacco (AQ) e sede operativa in Viale Newton, Nucleo Ind.le 67051 Avezzano (AQ)), un microfono Hyperx Solocast, Microfono USB a condensatore, Sensore Tap-To-Mute, Registrazione 24bit/96 kHz con un Neewer NW(B-3) 6" Filtro Antipop di Microfono da Studio con Clip di Supporto. Il motivo di questo elenco di strumenti e attrezzatura è per indicare che per svolgere un lavoro tale per la realizzazione del progetto sono necessari comunque degli strumenti, come per l’appunto computer, stampanti, internet, microfoni ed altro ancora.

Paragrafo 2.2 – Ricerca materiale dialettale

Le nostre ricerche sono partite da internet, cercando un modello da seguire sulla realizzazione di un glossario dialettale, così abbiamo trovato glossario_dialetto_atessano.pdf (bccabruzziemolise.it), “Glossario minimo delle parole dialettali atessiane cadute in disuso o quasi” di Ercole Colucci. Un glossario è un elenco di parole con rispettivi significati, messi in ordine alfabetico, ma ciò che ci premeva era lo stile, vedere se oltre all’elenco di parole si potesse aggiungere qualcos’altro, senza andare troppo oltre e rischiare di snaturare il glossario stesso. La presenza di una presentazione, una prefazione, una premessa e una poesia dialettale sono stati spunti per la realizzazione del nostro glossario. Nella presentazione abbiamo messo il Servizio Civile Universale, L’UNPLI e la Pro Loco di Castellafiume, la premessa che è un lavoro svolto da volontari e in continua mutazione e una poesia dialettale scelta tra quelle trovate nel corso del progetto. Successivamente, abbiamo fatto ricerche sulle parole da cercare. Non era possibile mettersi lì a pensare ogni singola parola dialettale, scriverle su un foglio e poi vedere se ne venivano in mente altre, tanto meno analizzare ogni singola parola dai testi dialettali che avremmo potuto trovare attraverso le nostre ricerche. Il metodo utilizzato per affrontare il problema del glossario è stato “dividi et impera” come approccio per la sua risoluzione, suddividere il problema in problemi più piccoli, da risolvere separatamente, per poi unire tutte le soluzioni e risolvere il problema generale: RICERCA, RACCOLTA, IMMAGAZZINAMENTO.
 
La ricerca è stata effettuata su internet, attraverso pagine social di Castellafiume come (20+) CASTELLAFIUME DIZIONARIO CASTELLITTO. | Facebook , gli archivi della Pro Loco di Castellafiume e le persone sul territorio.

Paragrafo 2.3 – Raccolta del materiale dialettale

Una volta eseguite le ricerche, ritrovando testi e termini dialettali, ci siamo domandati sul come ‘raccoglierle’. Il ritrovamento di alcuni termini nessun problema, bastava scriverli e poi salvarli, ma per quanto riguarda un intero testo, soprattutto quelli di grandi dimensioni, abbiamo pensato allo sviluppo di un nostro programma, scritto in linguaggio Java, per l’estrazione dei termini di un testo. Prima di tutto, però, molti testi li abbiamo trovati scritti a mano, o caricati su internet come foto; quindi, ci siamo occupati del processo di digitalizzazione dei testi. Digitalizzare un testo non è solo fare una foto, o scansionarlo e inserirlo sul computer, un testo per essere digitale deve essere scritto sul computer attraverso un editor di testo (Word, o un semplice blocco note), per consentirne comunque la manipolazione. Per esempio, si prende un testo su carta scritto a macchina, lo si fotografa o scansiona e si salva come PDF sul computer. In questo modo le funzioni messe a disposizione dal format PDF non sono disponibili, non è possibile estrarre e manipolare il testo. In primis abbiamo pensato che semplicemente si doveva prendere i testi e riscriverli su Word, ma ci siamo chiesti se fosse possibile cercare un metodo più automatizzato e rapido. Così su internet abbiamo trovato l’OCR, in italiano ‘sistema di riconoscimento ottico dei caratteri’, sono programmi dedicati al rilevamento dei caratteri contenuti in un documento e al loro trasferimento in testo digitale leggibile da una macchina. Da Microsoft Store abbiamo scaricato “OCR Scanner-Image to Text PDF scan File scan” su PC, mentre dai dispositivi mobili abbiamo usato la funzione di Google Lens. Praticamente da Google Chrome, in genere sulla barra di ricerca, c’è un’icona, con il simbolo di una macchina fotografica, che sta a indicare Google Lens. Google Lens ha le stesse funzioni di un OCR, cercare di riconoscere il testo e digitalizzarlo. L’OCR è stato di grande aiuto, ma in corso d’opera sono stati riscontrati dei ‘difetti’ da tenere in considerazione. L’OCR non è in grado di riconoscere i caratteri scritti in corsivo, mentre in altre occasioni con un carattere leggibile, potrebbe estrarre in modo anomalo il testo, sostituendo alcune lettere, oppure estraendo le righe in ordine diverso. Nel primo caso non c’è molto da fare, si passa alla semplice trascrizione manuale del testo, nel secondo caso invece bisogna fare sempre e comunque attenzione quando si utilizza l’OCR, bisogna confrontare il testo originale e quello estratto OGNI VOLTA, per assicurarsi la digitalizzazione esatta del testo. Il programma è stato creato in linguaggio Java semplicemente perché è un linguaggio familiare, ma altri linguaggi di programmazione capaci di manipolare dati (come Python) sono comunque ottime alternative. Per creare un programma con un linguaggio di programmazione serve un IDE, integrated development environment, in italiano ‘Ambiente di Sviluppo Integrato’. Praticamente è un’applicazione dove si sviluppano programmi in un certo linguaggio di programmazione, per esempio è molto conosciuto Visual Studio, un IDE in grado di scrivere programmi con molti linguaggi di programmazione. Quindi, in sintesi l’IDE è il laboratorio di un programmatore, dove trova tutti strumenti utili per scrivere il codice del programma. Nel nostro caso abbiamo usato Netbeans, un IDE per lo sviluppo in Java e in altri linguaggi di programmazione. Il perché di Netbeans è sempre per la familiarità di noi volontari. Il programma creato doveva essere in grado di selezionare un file txt, scansionare il testo, estrarre le parole (non ripetute), metterle in ordine e stamparle in un altro file txt. Senza entrare troppo nelle specifiche, la creazione del programma è stata semplice, importando le classi per l’input e l’output di dati, usare cicli e iterazioni per la raccolta di dati e infine usare una classe contenitore di dati. I contenitori in Java sono diversi, ognuno più adatto a una situazione specifica rispetto all’altro, ci sono contenitori semplici che immagazzinano dati (come ArrayList), altri che immagazzinano secondo un certo ordine (Hash o Tree).
In questo caso è stato usato il TreeSet, un contenitore in grado di ricevere dati, eliminare eventuali duplicati e metterli in ordine alfabetico/numerico (attenzione: in Java le maiuscole e minuscole vengono considerate diverse, perciò il programma mette in ordine prima le parole maiuscole e poi minuscolo, sarebbe stato possibile risolvere questo ‘problema’ utilizzando un metodo in Java chiamato ‘ToLowerCase’, ma è stato scelto di lasciare questo ordinamento per verificare la presenza di eventuali nomi propri e rimuoverli facilmente dall’elenco). Il programma chiede in input un file txt, selezionato dall’utente, questo file poi viene scansionato parola per parola, escludendo spazi e punteggiatura, per poi inserirle tutte nel TreeSet. Il TreeSet si occupa dell’eliminazione delle duplicate e le memorizza in modo ordinato. Una volta immagazzinate, viene scansionato il TreeSet, parola per parola, e stampate tutte su un file txt in output nello stesso percorso dove si trova il file txt scansionato in input. Per quanto riguarda il database ci siamo preoccupati della raccolta di materiale audio e video. Gli archivi della Pro Loco di Castellafiume e i soci sono stati di grande aiuto nella raccolta del materiale. Tuttavia, nel database sono stati inseriti tutte le info possibili relative al dialetto. Si è posto il problema di come studiare una lingua senza regole ortografiche e grammaticali, mettendoci a contatto con i professori delle istituzioni scolastiche locali, come Iride Di Cintio, o esperti sul dialetto come Sara Marcaurelio, segretario della Pro Loco di Castellafiume. Lo stesso metodo, “Dividi et Impera”, suddividendo il problema in problemi più piccoli. Lo studio di una lingua parte dallo studio della Fonologia e della Morfologia. La Fonologia è una branca della linguistica che si occupa dello studio dei suoni di una lingua dal punto di vista della loro funzione e organizzazione all'interno del sistema linguistico. Diversamente dalla fonetica, che analizza i suoni del linguaggio in quanto fenomeni fisici (la loro produzione, trasmissione e percezione), la fonologia si concentra su come i suoni funzionano in una lingua specifica e su come contribuiscono a differenziare il significato delle parole. Essa aiuta a comprendere le regole implicite che governano la pronuncia e la percezione dei suoni in una lingua, nonché le variazioni e le evoluzioni dei sistemi sonori tra diverse lingue e dialetti. La morfologia è una branca della linguistica che si occupa dello studio della struttura e della formazione delle parole. Analizza come le parole sono formate da unità minime di significato, chiamate morfemi, e come questi morfemi si combinano per creare parole nuove. La morfologia è essenziale per comprendere la grammatica e la sintassi di una lingua, poiché le regole di formazione delle parole influenzano la struttura delle frasi e la comunicazione. La fonologia del dialetto di Castellafiume è stata messa in parallelo a quella italiana, utilizzando il suo alfabeto. Lo studio della fonologia è stato utile per la costruzione del database del dialetto e un arricchimento per noi volontari. Le ventuno lettere dell’alfabeto e le loro distinzioni tra vocali, consonanti gutturali, dentali ecc. non sono state impostate in modo casuale, ogni lettera e la categoria a cui appartiene ha una relazione biunivoca con un suono specifico prodotto nella lingua italiana. Il dialetto di Castellafiume è comunque un dialetto che condivide le radici con la lingua italiana, anche non conoscendo il dialetto, un italiano può essere in grado di capire parte di un discorso fatto in dialetto, escludendo magari alcuni idiomi o espressioni. Dall’italiano al dialetto di Castellafiume ci sono dei cambi di fonetica per quanto riguarda casi specifici, per esempio cosa accade alle vocali quando sono precedute o antecedute da altre lettere, se il suono di alcune lettere è sonoro o sordo, casi di fonetica di giuntura o di aferesi, tutti casi di fonetica raccolti e descritti da noi volontari. Per quanto riguarda la morfologia del dialetto siamo partiti sempre dalla lingua italiana, su come è strutturata la sua morfologia, cercando di crearne una simile per il dialetto. Abbiamo classificato i nomi, gli avverbi, gli articoli, gli aggettivi, le preposizioni e i verbi.  

Paragrafo 2.4 – Salvataggio digitale del materiale dialettale

Una volta raccolto il materiale dialettale si è posto il problema sul ‘dove’ salvare il materiale raccolto. Per quanto riguarda i termini dialettali con rispettivi significati, è stato scelto dal pacchetto Office il software Microsoft Excel. La scelta del programma è dovuta alle sue caratteristiche e funzionalità per la formattazione di un foglio elettronico. In informatica un foglio elettronico, chiamato anche foglio di calcolo, è un software di produttività personale che consente di operare in maniera efficiente su una più o meno grande mole di dati con calcoli, funzioni aritmetico-matematiche, macro e relativi grafici. Il foglio elettronico è suddiviso in righe e colonne, in sintesi una tabella contenente delle celle che possono lavorare tra di loro. Nelle celle della prima colonna abbiamo inserito le parole, nella seconda i loro significati. Era chiaro che con il passare del tempo si sarebbero trovati altri termini dialettali e si è posto il problema sul come ogni volta bisognava reinserire e ordinare la parola trovata. Qui entra in gioco le funzioni di Excel. Premesso che si applica lo stesso principio di “Dividi et Impera”, ovvero non abbiamo creato un solo foglio elettronico, ma uno per ogni lettera dell’alfabeto, in modo da facilitare il lavoro di ricerca e inserimento delle parole dialettali. Ogni volta che viene inserita una parola nella prima colonna, è possibile selezionare la colonna ed utilizzare una funzione dalla barra degli strumenti di Excel, chiamata ‘Ordina e filtra -> Ordina dalla A alla Z’. Giustamente sorge il dubbio: ‘ma così vengono ordinate solo le parole nella prima colonna (colonna A), i significati della colonna B invece rimangono invariati?’, non esattamente. Prima di eseguire l’ordinamento, Excel rileva che nella colonna successiva ci sono dei lavori che potrebbero essere legati alla colonna precedente, per questo uscirà un messaggio di avviso che chiederà all’utente se vuole espandere l’ordinamento alla colonna di fianco, che verrà ordinata secondo l’ordine della prima colonna, in modo che i rispettivi significati delle singole parole vengano inseriti nella stessa riga della parola, dopo l’ordinamento. Per quanto riguarda l’inserimento di nuovi termini, è possibile che alcuni siano già stati inseriti, ma non essere sicuro dell’effettivo inserimento o meno. Nella stessa barra degli strumenti c’è la funzione ‘Trova e seleziona’, dov’è possibile scrivere il termine dialettale e verificare se è presente o no nel foglio elettronico. Per quanto riguarda invece i testi dialettali, ci siamo occupati della loro scansione, estrazione e digitalizzazione. I fogli vengono inseriti nello scanner della stampante HP OfficeJet Pro 7740 e scansionati attraverso l’applicazione ‘HP smart’. L'applicazione HP Smart è il software principale per la stampante in uso ed utilizzarla per configurare la connessione della stampante. Con l'app HP Smart si può acquisire, condividere e stampare immagini e documenti con le stampanti HP. Una volta scansionati i testi, questi vengono riposti nell’archivio della Pro Loco. A livello digitale, viene estratto il testo, attraverso l’OCR o semplicemente riscrivendolo manualmente su un file doc, scritto con Word (premessa che è qui che viene utilizzato il programma Java della Pro Loco per estrarre i termini, quando sono stati digitalizzati correttamente copiando quello che è stato scritto su Word su un file txt per eseguire il processo di estrazione e ordinamento dei termini dialettali), per poi esportare ogni file .doc in .pdf. Quando avviene la digitalizzazione, viene svolto un lavoro anche di controllo ortografico e grammaticale. Nel dialetto di Castellafiume molte volte viene utilizzata la ‘J’ al posto di ‘GLIO’, per esempio: ‘jo ponto’ o ‘jo warzitto’, invece di ‘glio ponto’ o ‘glio warzitto’. La J è usata per la sua fonetica al posto di GLIO, ma non è la forma corretta, viene utilizzata perché in generale non ci sono regole ufficiali su come scrivere in dialetto, chiunque a Castellafiume cerca di scrivere basandosi solo sulla fonetica, un po’ come non conoscere la lingua inglese e scrivere solo in base alla fonetica (per esempio: why verrebbe scritto vuai o wai, right verrebbe scritto ruait). Inoltre, molti testi sono stati trovati sui social, dove si tende a usare forme abbreviate per scrivere più velocemente (per esempio: ‘perché’ viene scritto ‘xké’, invece di ‘chi’ o ‘che’ viene scritto ‘ki’ o ‘ke’, in generale sostituendo ‘ch’ con la ‘k’). Oppure, mancano segni di punteggiatura, accenti, apostrofi. Per esempio, in italiano il pronome ‘io’ viene tradotto in “ i’ “, ma nel dialetto molti scrivono solo “i” senza apostrofo, per esempio: invece di “i’ me chiamo Mario” scrivono “i me chiamo Mario”. È un errore, perché l’apostrofo serve per indicare che si tratta della prima persona singolare, distinguendolo dall’articolo maschile plurale “i” (usato anche nel dialetto). Per quanto riguarda la fonologia, la morfologia, la storia e tutte le info sul dialetto, queste verranno allegate nel database. Le descrizioni sono state fatte in Word, stampate e archiviate alla Pro Loco, ed esportate in PDF. L’elenco dei casi di fonologia sulle vocali e consonanti e gli articoli, avverbi, aggettivi e verbi della morfologia sono stati inseriti nei fogli elettronici, con Excel, stampati ed esportati anch’essi in PDF. Una volta raccolto tutto il materiale possibile, ci siamo occupati della parte audio del database. Come citato in precedenza, la Pro Loco di Castellafiume ha messo a disposizione un microfono Hyperx Solocast e un filtro per microfono. L’obiettivo è stato quello di leggere ad alta voce il materiale trovato (glossario, testi dialettali, ecc.) e inserirli all’interno del database. Il sistema operativo Windows 10 Home mette a disposizione una semplice applicazione, chiamata Registratore di Suoni. Tramite il PC, il microfono con filtro e l’applicazione Windows siamo stati in grado di creare un materiale audio sul dialetto, in modo da poterne ascoltare la fonetica e trasmettere a chiunque il suono del nostro dialetto.

Paragrafo 2.5 – Cloud e memorie di backup

Una volta salvato il materiale, per mantenerlo sicuro in caso di eventuali perdite di dati dovute a una qualsiasi causa, sono state eseguite delle operazioni di backup. Come detto precedentemente, il materiale è stato stampato in forma cartacea e tenuto all’interno degli archivi della Pro Loco di Castellafiume. Per quanto riguarda il digitale il materiale del progetto è tenuto tutto all’interno di una cartella, salvata nel PC della Pro Loco, nei PC dei volontari, in due memorie esterne USB della Pro Loco e su Google Drive. Google Drive è un servizio di cloud storage e di file sharing. Questo servizio permette l’archiviazione e la condivisione di file online, come documenti, file, foto, video. È dotato di un cloud da dove si può accedere da qualsiasi dispositivo connesso sul web, anche tablet e smartphone. Questo sistema è infatti molto utilizzato negli ambienti di lavoro, per la sua semplicità di utilizzo e la capacità di mettere in collaborazione gli utenti, che possono condividere i loro file con altri e modificarli in modo sincronizzato. Con Google Drive è stata eseguita un’operazione di backup in tempo reale su un account @gmail dei volontari, collegandolo direttamente alla cartella del progetto. Basta creare un account @gmail, scaricare l’app Google Drive dagli strumenti Google e in fase di installazione scegliere quale cartella del dispositivo bisogna salvare. La scelta di Google Drive, rispetto ad altri sistemi cloud storage e file sharing, è stata per la familiarità di noi volontari con il servizio, tuttavia, altri servizi come DropBox o OneDrive sono comunque ottime alternative.
 

Capitolo 3 – Analisi delle Espressioni Dialettali di Castellafiume

Paragrafo 3.1 - Introduzione alle Espressioni Dialettali

Le espressioni dialettali di Castellafiume rappresentano una parte integrante del patrimonio culturale del piccolo comune abruzzese. Queste espressioni, tramandate oralmente di generazione in generazione, riflettono non solo il linguaggio locale, ma anche la storia, le tradizioni e la vita quotidiana della comunità. Preservare e studiare le espressioni dialettali è essenziale per mantenere viva l'identità culturale di Castellafiume e per comprendere meglio le radici storiche e sociali della regione.
 

Paragrafo 3.2 - Origini ed Evoluzione delle Espressioni Dialettali

Le espressioni dialettali di Castellafiume hanno radici antiche, influenzate da diversi eventi storici e culturali. Durante l'epoca romana, il latino volgare ha lasciato un'impronta significativa sul dialetto locale. Successivamente, l'influenza dei Longobardi e altre popolazioni barbariche ha contribuito a modellare ulteriormente il linguaggio.Ad esempio, l'espressione "La Trinità se canta alla recalà” (La Trinità viene cantata quando si riscende) sottolinea l'importanza della religione e della fede nella comunità di Castellafiume. Un'altra espressione antica è "A fà 'na croce ncima alla muntagna" (fare una croce su una montagna), che significa compiere un'impresa molto difficile. Queste espressioni, pur essendo antiche, vengono ancora utilizzate e dimostrano come certi valori e concetti siano rimasti invariati nel tempo. Nel corso dei secoli, l'italiano standard, l'industrializzazione e l'emigrazione hanno avuto un impatto sul dialetto di Castellafiume, portando all'introduzione di nuovi termini e all'evoluzione di quelli esistenti. Nonostante queste influenze, molte espressioni dialettali sono rimaste invariate, mantenendo il loro significato originale e continuando a essere utilizzate nella vita quotidiana.

Paragrafo 3.3 - Classificazione delle Espressioni Dialettali

Le espressioni dialettali di Castellafiume possono essere suddivise in diverse categorie, ciascuna con le sue caratteristiche specifiche:
Proverbi: I proverbi sono frasi di saggezza popolare che offrono insegnamenti o riflessioni sulla vita quotidiana. La parola rappresenta razionalità ed elementi universali, come i concetti, e i proverbi di una comunità, insieme, sono paragonabili a un codice di saggezza antica, tanto da essere considerati come la scienza dei vecchi. I proverbi sono talmente importanti da essere studiati anche in Etnologia, poiché i popoli primitivi usavano locuzioni popolari per fissare i precetti tradizionali e le norme etico-giuridiche. La forma proverbiale è facile da ricordare per via del suo ritmo e del linguaggio figurato, simile al canto, rendendola una manifestazione della vita sociale con vari contenuti: tabù, formule magiche, avvenimenti di caccia e pesca, consuetudini religiose, familiari e sociali. Alcuni proverbi richiamano eventi e racconti con una morale, caratterizzando una tribù, un villaggio, una regione o un paese. Gli Ebrei apprezzavano molto i proverbi, come testimonia il "Libro dei Proverbi" nel Vecchio Testamento; erano stimati anche presso Arabi e Greci. Questi riferimenti sottolineano il valore dei proverbi in tutte le culture e in ogni epoca, poiché riflettono le tradizioni di un popolo o di una piccola comunità. Le consuetudini sono prima di tutto abitudini di persone e gruppi umani in specifiche condizioni di tempo e luogo e possono essere moralmente buone o cattive. Castellafiume ha coniato proverbi per richiamare in vita il suo “costume” tradizionale allo scopo di trasmettere ai posteri, non solo le sue “usanze”, ma anche il suo modo di educare le giovani generazioni. Per esempio, il caso delle madri di famiglia di Castellafiume durante il passato. Le madri erano occupate a dividere il tempo tra casa, pollaio, stalla e campagna, nel senso che si occupava della situazione economica familiare, per questo motivo in alcune occasioni non ha potuto occuparsi alla crescita ed educazione dei neonati, motivo per cui quando piangevano nella culla, seguitando a sbrigare le faccende era costretta a dire: “piagni, piagni, figlio mì, quando si rosso allora pó rise"; tradotto "piangi, piangi, figlio mio, quando sarai grande, allora potrai ridere"; questo solo è costretta a dire la madre di famiglia, tanto per frenare il sentimento materno, perché non può non sapere che: "figli zichi, quai zichi, figli quai rossil"; tradotto "figli piccoli, guai piccoli, figli grandi, guai grossi!", e lo dice quasi rasentando il canto, per non disperare, e con la saggezza di madre che non si scoraggia nel presentimento di dover affrontare le difficoltà dei figli fin dalla nascita, man mano che il figlio cresce, per avviarlo sulla buona strada, la mamma premurosa gli ripete in continuazione: dial. "patrica chi è mmégli edde ti e facci le spese!"; ital. "pratica chi è meglio di te e fagli le spese", e ciò perché l'educazione, per lei, sono fatti e modelli da seguire. Le madri, senza riflessioni psico-pedagogiche, intuiscono che nel bambino e nel fanciullo è innata la capacità di imitazione e di identificazione, ecco perché non si stanca mai di dire al figlio: dial. "chi va coglio cioppo se mbara a cioppecà", ital "chi va con lo zoppo, impara a zoppicare", quando, poi, il figlio diventa adolescente, allora interviene anche il marito, che, in un paese come Castellafiume (in cui la situazione economica non era delle migliori) non può fare altro che trasmettere ai figli il proprio mestiere e, perciò, un proverbio comune è: dial. "mbara l'arte e mettil apparte"; ital. "impara l'arte e mettila a parte", cioè, "impara-dice il genitore- il mio mestiere e riservatelo per il momento opportuno"; perché se anche capita il meglio per il figlio, tanto di guadagnato e quando ciò non capita, allora: dial. "fa l'arte che sa fa, se non t'arricchi, te camperà"; ital. "fa l'arte che sai fare, se non diventerai ricco, camperai", e, questo, è l'unico modo di dire per assicurarsi una vita ordinata, ben sapendo che gli esseri umani spesso sono vittime di impulsi disordinati, per cui, in questi casi, si può diventare spavaldi insaziabili, infatti: dial. "tutti olimo fa lo sprofonnato; nisciuno ciss'està comm’è nnato"; ital. "tutti vogliamo essere incontentabili, nessuno vuole restare come è nato", perciò bisogna frenare l'incontentabilità umana (paragonata, in questo proverbio, a una voragine senza fondo: "sprofonnato" con processo di personificazione). In questo lavoro di educazione dei figli, la moglie asseconda il marito, perché lo riconosce saggio e perché lui e lei sono un'anima sola: dial. "Dio fa i mondi eppo ci fiocca fa i cristiani eppó iaccoppia"; ital. "Dio fa i monti e vi fa nevicare, crea le persone e, poi, le accoppia ", in questo proverbio emerge l'ideale della famiglia unita dall'amore. Un altro campo in cui non mancano proverbi è quello del lavoro proprio del contadino: nel primo posto viene messo l'andamento delle stagioni, perché ogni avversità colpisce seriamente cose e persone. Sul versante opposto a quello dove si adagia Castellafiume, svetta il monte "Camiciola": questo monte è stato sempre un punto di riferimento come stazione meteorologica: infatti ogni contadino ha saputo sempre fare previsioni, guardando questo monte, infatti: dial. "quando Camiciola métte ió cappeglio, vinnite la crapa e fatte ió mandeglio"; ital. "quando Camiciola mette il cappello vendi la capra e compra il mantello", è, cioè, prossimo l'inverno quando appare la prima neve sulla cima di Camiciola e, perciò, il contadino deve vendere la capra per acquistare il mantello; come più volte ho detto, in Castellafiume difficilmente circolava la moneta, per cui egli non aveva altro mezzo per acquistare un mantello onde proteggersi dalla gelida tramontana che colpisce Castellafiume nella stagione invernale: in queste condizioni il contadino deve pur uscire da casa per fare altri lavori nella stalla, nelle cantine e nei fienili che, a volte, sono alquanto distanti dalle abitazioni, per cui l'unico mezzo per difendersi dal freddo e per svolgere questi lavori è il mantello; per di più il contadino deve sapere che: dial. "quand'annuvola ngim'alla brina acqu'e neve sopr'alla schina"; ital. "quando il cielo è nuvoloso e sulle piante e sui tetti è presente la brina l'acqua e la neve sono più certe", questo deve sapere se vuole evitare di tornare dalla campagna (dove si recherebbe in assenza di previsioni) a casa bagnato come un pesce; in questo caso gli capiterebbe di risolvere anche un altro problema, quello, cioè, di sedersi con la schiena rivolta al focolare per lasciarsi asciugare le vesti addosso, avendo, spesso, difficoltà di ricambio degli indumenti. In merito alla previsioni del tempo ci sono proverbi come: dial. “Se piove nelle Cruci, nasce ió vermen’alle nuci”; in italiano “se piove nel Venerdì Santo, le noci sono invase dai vermi”. Non ci sono evidenze scientifiche in merito a questi proverbi, sono esperienze dirette passate da generazione a generazione. I proverbi, come già detto, riflettono il comportamento dell’abitante di un territorio. Per esempio, in dialetto: “La fest’ella BBifanìa tutte le feste le manna via”; in italiano: “La festa dell’Epifania tutte le feste manda via”. Il proverbio indica che l’abitante di Castellafiume in genere è molto attaccato alle feste e ai giorni di ricreazione, dov’è possibile prendersi una pausa. Inoltre, il proverbio viene detto in modo malinconico, indicando che i periodi di festa sono periodi felici da ricordare, utili per affrontare il domani. In relazione a questo, esiste il proverbio castellitto: “ogni dolore retorna a bbeccono!”; in italiano: “ogni dolore ritorna a boccone”. È usanza degli abitanti di Castellafiume di invitare a pranzo i familiari di un defunto, oppure di occuparsi di inviare loro cibo e bevande durante la veglia notturna, per dimostrare solidarietà e ricordare che anche se la felicità non ritorna subito, bisogna comunque provvedere a se stessi in termini materiali. L’economia di Castellafiume si riflette nei proverbi: “è mméglio i’óvo ói che la caglin’addimà” e “la salute senza quatrini è na mezza nvermità”. Il primo significa: “meglio un uovo oggi che una gallina domani”; indica che Castellafiume è vissuto in bisogni che non potevano attendere il domani (fame, sete, ecc.). Il secondo indica che i problemi economici sono stati messi a pari di una malattia, a causa delle grandi mancanze avute. Per quanto riguarda i vizi, ci sono tanti proverbi, il che significa che l’abitante di Castellafiume ribadisce più volte le virtù fondamentali.
Modi di Dire: I modi di dire sono espressioni figurative che descrivono situazioni o comportamenti in modo colorito e spesso umoristico. Ad esempio:"Sta comme no cicio" (Sta come un cecio) – si riferisce a una persona molto ubriaca. A Castellafiume la ‘sbornia’ era il vizio più frequente, sul territorio ci sono ancora molte osterie e bettole dell’epoca. Un altro modo di dire inerente al bere è: “qui à fatto na sborni’a accommunione!”; in italiano: “quello ha fatto una sbornia a comunione!”. Questa espressione contiene complessivamente un senso metaforico, ironico e religioso. Con comunione si intende il sacerdote con il calice, per cui colui che ha bevuto tanto è come se avesse fatto una comunione, stringendo e omaggiando con forza il suo bicchiere, con l’intento di ubriacarsi. Un altro modo dire è “se gli è misso nsaccoccia!”; in italiano vuol dire: “se l’è messo in tasca!”. Indica una persona che si è lasciata ingannare. Anche qui viene fuori la capacità di usare le metafore dagli abitanti di Castellafiume fin dai tempi remoti, di come senza mezzi termini cerchino di far intendere la loro riprovazione o comunque le loro sensazioni verso l’altro. Il comportamento del seminatore di discordie è, poi, ben messo in evidenza nel seguente modo di dire: dial. “m'à misso nó bbéglio squarto ngasa!"; ital. "m'ha messo un serio conflitto in casa!", nel già menzionato modo di dire ci si trova di fronte ad una antifrasi espressa eufemisticamente, perché uno "squarto” non è mai "bbéglio" e, nell'insieme questa è una espressione che con tanta incisività mette in evidenza un rilievo drammatico di una situazione: si tratta, in questo caso, di una lite paragonata al supplizio dello "squartamento" di una persona. Queste stesse osservazioni si possono fare su questa imprecazione: dial. "te pozzano fa i squarti comme Barracano!"; ital. "possano squartarti come Barracano!", in questo caso deve essersi trattato di un disumano supplizio di squartamento di un tale Barracano, da poterlo augurare al nemico più odiato; detta imprecazione, poi, è espressa in forma di similitudine. Come si vede è costante nei modi di dire il parlare figurato.
Un altro modo di dire è: "C’hao fatto comme l’uva"(Ci hanno trattato come l’uva) – significa essere stati sfiancati fisicamente, oppure descritti negativamente o insultati tutto il tempo.
Idiomi: Gli idiomi sono frasi che hanno un significato specifico nel contesto culturale locale e che spesso non possono essere tradotti letteralmente in altre lingue. Ad esempio: “La Trinità se canta alla recalà” è un idioma di Castellafiume e dei paesi che fanno il pellegrinaggio verso il Santuario SS. Trinitá, 00020 Vallepietra (RM). Letteralmente significa che il canto della Trinità viene svolto solo durante il viaggio di ritorno. Il significato intrinseco dell’idioma sta ad indicare che l’esito di una qualsiasi cosa bisogna vederla alla fine. Il riferimento al canto di ritorno della Santissima Trinità sta ad indicare il fatto che, se il canto è forte, vuol dire che i pellegrini sono tanti e non tanto stanchi, segno positivo del pellegrinaggio di quell’anno. Mentre se il canto è debole, vuol dire che i pellegrini sono pochi e/o sono stanchi, segno che il pellegrinaggio è stato duro o poco seguito quell’anno. Un altro idioma dialettale è: “è remasto comme don Falecuccio alla maése”; fa riferimento a una storiella di “don Falcuccio”, tradotto in italiano: “è rimasto come don Falcuccio al maggese”. Viene usato per indicare una delusione o un disorientamento. La storia di don Falcuccio parla di una persona affamata che è rimasta in mezzo ad un terreno incolto, disorientata e stupita, perché non sa che fare, se andare avanti o indietro, se lavorare quel terreno o lasciarlo. Un altro idioma trovato è “quio è n’omo chess’è fatto remette i cazuni!”; in italiano: “quello è un uomo che si è fatto rimettere i calzoni”. Questo idioma fa riferimento alle interazioni tra un marito non autonomo, succube della moglie. La cultura passata di Castellafiume era alquanto maschilista, per cui non era accettabile che la sua autorità o autonomia fossero compromessi dalla moglie, dai figli o dai genitori di lei. Sinteticamente, il marito doveva coprire la classica figura di “uomo di casa”. Tuttavia, il proverbio sta ad indicare che ci sono stati mariti non in grado di provvedere a sé stessi o alla famiglia (per volontà propria o non), oppure che non sono stati in grado di imporre la loro ‘autorità’. Questo maschilismo è un fenomeno comune nei paesi di origine contadina, dove l’uomo era indicato come la figura portante della famiglia e la donna come semplice domestica o aiutante, che doveva occuparsi della casa e dei figli. Ogni categoria di espressioni dialettali offre una finestra sulla vita quotidiana e sui valori della comunità di Castellafiume, mostrando come il linguaggio possa essere un mezzo potente per trasmettere cultura e tradizione. Queste espressioni sono non solo un tesoro linguistico, ma anche una testimonianza viva della storia e delle radici culturali di Castellafiume.

Capitolo 4 – Promozione del dialetto, laboratori didattici con le scuole e appuntamenti culturali

Gli obiettivi del progetto prevedono la trasmissione e condivisione del lavoro fatto con la comunità. A Castellafiume, diversi progetti e iniziative sono stati messi in atto per valorizzare e diffondere la conoscenza del dialetto tra le nuove generazioni. Un ruolo cruciale in questo processo è svolto dai laboratori didattici organizzati in collaborazione con le scuole. Questi laboratori offrono agli studenti l'opportunità di apprendere il dialetto in modo interattivo e coinvolgente, attraverso attività pratiche come la lettura di testi, la recitazione di poesie e la partecipazione a giochi linguistici. Parallelamente ai laboratori scolastici, vengono organizzati vari appuntamenti culturali aperti a tutta la comunità. Durante queste manifestazioni, gli abitanti di Castellafiume hanno l'occasione di riscoprire il loro patrimonio linguistico e di condividerlo con i visitatori. Il coinvolgimento attivo della comunità è essenziale per il successo di queste iniziative, poiché crea un senso di appartenenza e di orgoglio collettivo. Inoltre, la promozione del dialetto non si limita agli eventi locali. Grazie ai mezzi di comunicazione moderni, come i social media e i siti web dedicati, è possibile raggiungere un pubblico più ampio e sensibilizzare persone di tutte le età sull'importanza della preservazione del dialetto, rendendo accessibile a tutti la ricchezza culturale di Castellafiume. Attraverso queste iniziative, si spera non solo di mantenere vivo il dialetto, ma anche di stimolare un rinnovato interesse per la cultura locale, assicurando che le tradizioni e le storie del passato continuino a vivere nelle future generazioni.

Paragrafo 4.1 – Promozione del dialetto

La promozione del dialetto online è avvenuta attraverso la condivisione di storie, immagini e stati sulle pagine Instagram, Facebook e Whatsapp della Pro Loco di Castellafiume. Questi canali digitali hanno offerto un'opportunità unica per raggiungere un vasto pubblico e sensibilizzare le persone sull'importanza del patrimonio linguistico locale. La Pro Loco ha cercato di coinvolgere attivamente gli utenti e di stimolare il loro interesse nei confronti del dialetto. Grazie a queste iniziative online, il dialetto di Castellafiume ha raggiunto non solo i residenti locali, ma anche persone provenienti da altre regioni e persino dall'estero, contribuendo a preservare e diffondere la ricchezza della cultura locale a livello globale.

Paragrafo 4.2 – Laboratori Didattici

I laboratori didattici sono stati delle grandi sfide per noi volontari del SCU. L’obiettivo del progetto ne prevede l’organizzazione presso le scuole primarie (quarta e quinta elementare) e le scuole secondarie di primo grado, con l'obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sull'importanza delle iniziative volte alla salvaguardia e alla promozione della lingua locale. Noi volontari eravamo preoccupati sul come coinvolgere gli studenti in questi laboratori didattici. Consapevoli dell'importanza di trasmettere la ricchezza e l'identità culturale legate al dialetto locale, ci siamo concentrati sul progettare attività coinvolgenti e stimolanti. La sfida principale è stata quella di rendere il laboratorio non solo educativo, ma anche divertente e rilevante per gli studenti. Questo ha richiesto una certa pianificazione, che ha tenuto conto degli interessi e delle esperienze dei ragazzi, oltre che degli obiettivi educativi prefissati. Il desiderio di preservare e valorizzare la lingua, le tradizioni locali e la Pro Loco di Castellafiume ha guidato il nostro lavoro, spingendoci a impegnarsi appieno affinché i laboratori fossero un'esperienza significativa per tutti gli studenti coinvolti.
Come riferimento abbiamo preso le formazioni intraprese nell’anno del Servizio Civile, prendendo come modello i formatori che ci hanno guidato. Per esempio, nella prima formazione a Tornimparte ci hanno fatto dividere in gruppi e lavorare tra di noi, di nuovo a Castellafiume, dove i formatori ci hanno diviso in gruppo con il fine di organizzare di presentare un evento organizzato insieme. È sicuramente un buon modo per incentivare i ragazzi a lavorare, dove si ritrovano più spronati all’idea di farlo insieme a qualcuno, piuttosto che da soli. Inoltre, sempre dalle formazioni, abbiamo notato come le presentazioni vengano fatte attraverso delle slides fatte in PowerPoint, ma che comunque prevedano un tempo massimo di spiegazione orale, con relative pause, per poi passare a coinvolgere i ragazzi con un’attività. Così abbiamo pianificato questo Laboratorio Didattico. Nella prima parte del Laboratorio Didattico abbiamo preparato una presentazione in PowerPoint. Nella presentazione abbiamo fatto una rapida introduzione del mondo dell’UNPLI, del SCU e della Pro Loco di Castellafiume. Il perché del contenuto di questa introduzione è dovuto sia al fatto che volevamo presentare l’ente promotore del progetto, sia per spiegare ai ragazzi chi siamo (anche in riferimento al fatto che noi volontari, quando eravamo ragazzi di quarta e quinta elementare, e successivamente ragazzi delle medie, non sapevamo assolutamente nulla di cosa fosse una Pro Loco, figuriamoci l’UNPLI e il SCU). Dopo l’introduzione, siamo passati a spiegare l’AGENDA 2030 e il settore specifico dove si trovano le Pro Loco e il SCU, spiegando l’importanza del patrimonio culturale. Infine, abbiamo mostrato il dialetto e il lavoro fatto. Questa parte di presentazione abbiamo cercata di farla in maniera coinvolgente, chiedendo a loro cosa ne pensassero, il loro punto di vista inerente a tutto questo. Come detto in precedenza, abbiamo pianificato il laboratorio in modo da poter fare delle pause, così abbiamo scelto un orario in cui capitasse la ricreazione per gli studenti, in modo da poter fare un’interruzione e lasciare gli studenti per un po’. Prima dell’inizio dell’intervallo però, abbiamo pensato di inserire nella presentazione anche un video, precisamente di un comico, Enrico Brignano. Il video in questione tratta di Enrico Brignano che parla in tutti i dialetti regionali d’Italia, in modo da intrattenere gli studenti e per fargli capire di come le differenze dialettali siano calcate partendo dal nord Italia, fino ad arrivare a sud; e di come solo dal dialetto sia possibile riconoscere la possibile origine di un italiano (discorso sull’identità).
Finito l’intervallo e ripreso il laboratorio didattico, abbiamo aggiunto solo qualche parola nella presentazione, non abbiamo prolungato più di tanto la spiegazione per non far calare il livello di attenzione degli studenti. Così, li abbiamo coinvolti in un’attività: tema libero scritto in dialetto. Abbiamo dato la possibilità agli studenti di lavorare in gruppo, i quali sono stati felicissimi di ritrovarsi a scrivere con i propri compagni un tema libero. Le professoresse delle rispettive scuole sono state molto gentile e di aiuto nel coinvolgere i ragazzi. Noi volontari siamo rimasti a disposizione degli studenti per eventuali domande o aiuti sullo scrivere in dialetto. Con grande sorpresa, gli studenti erano entusiasti di questa attività. Qualche studente ha avuto difficoltà a esprimere quello che voleva scrivere, perché era straniero o non originario di un paese con un dialetto, ma tramite il lavoro di gruppo e la presenza dei volontari sono stati felicissimi di partecipare all’attività dialettale. Una volta finito di scrivere il tema, ogni studente ha letto il proprio tema davanti a tutta la classe. Sorpresa dopo sorpresa, ogni gruppo ha scritto temi riguardanti il proprio paese, personaggi ‘noti’ del luogo, racconti delle prossime comunioni, delle loro passioni. I laboratori didattici della Pro Loco di Castellafiume sono stati fatti il 20/05/2024 presso la Scuola Elementare Castellafiume, Via Rio Sonno, 67050 Castellafiume (AQ); e il 27/05/2024 presso Istituto Comprensivo A.B Sabin, Via Piazza Lusi, 41, 67053 Capistrello (AQ). La presentazione è stata pianificata con delle slides, usate solo come punto di riferimento di noi volontari per intraprendere il discorso sul dialetto rivolto agli studenti. Presso la Scuola Elementare Castellafiume il discorso è stato più pratico e semplice, essendo rivolto a ragazzi più giovani, diversamente da quello rivolto a quelli dell’Istituto A.B Sabin, con un discorso più serio e tecnico. In entrambi i casi, l’attività svolta sul tema libera del dialetto ha prodotto risultati totalmente inaspettati, sia dal punto di vista di coinvolgimento, sia dal materiale prodotto dalle singole scuole. In questi laboratori didattici hanno partecipato direttamente anche Nadia Bussi (presidente della Pro Loco Castellafiume) e Sara Marcaurelio (segretario della Pro Loco di Castellafiume), che sono state di grande aiuto. Purtroppo, a causa di impegni professionali, Ilenia Musichini ha lasciato il Servizio Civile Universale prima dello svolgimento dei laboratori didattici, molto dispiaciuta di non poter partecipare dopo il lavoro svolto per preparare il laboratorio didattico. La presentazione del dialetto è avvenuta in scuole di paesi diversi, Castellafiume e Capistrello. Nel primo caso ci siamo presi più libertà sul dialetto locale, su alcuni termini, esempi e aiuti molto più indicati per il fatto che erano del territorio stesso. A Capistrello invece no, alcuni riferimenti potevano sfuggire agli studenti per il semplice fatto che non sono di Castellafiume. Ma, in entrambi i casi, il fine non era di insegnare il dialetto locale, non ci siamo occupati di insegnare la grammatica o la fonetica del dialetto di Castellafiume. Il fine dei laboratori didattici è stato quello di far capire il perché, alle nuove generazioni, dell’importanza di tutto questo, del lavoro svolto. Pensiamo fermamente che i laboratori didattici siano stati una grandissima iniziativa da parte del SCU, e che i risultati conseguiti dai nostri laboratori siano stati esaudienti, sul trasmettere alle nuove generazioni l’importanza del patrimonio culturale locale. Il tutto è stato fatto attraverso esempi, discussioni, riferimenti. Per esempio, i ragazzi della scuola elementare di Castellafiume quest’anno sono stati molto occupati con un evento in particolare, con tema principale: La Costituzione Italiana. Così, abbiamo discusso insieme l’importanza dell’articolo 6 della Costituzione: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.” Mentre con l’istituto A.B Sabin abbiamo fatto riferimento al multilinguismo a livello europeo, sul come in una situazione internazionale come il Consiglio Europeo, ogni rappresentante parli la sua lingua madre, con l’Unione Europea che si occupa di spendere tempo e soldi per traduttori, sistemi di comunicazione e traduzione ecc. per garantire l’identità linguistica e di come questo concetto sia applicato non solo alle lingue ufficiali, ma anche al dialetto. Ci auguriamo che i laboratori didattici abbiano trasmesso il messaggio sull’importanza del dialetto e sulla nostra identità, a nostro parere i laboratori sono stati un successo. Una volta conclusi, abbiamo raccolto il materiale scritto dagli studenti, svolgendo l’attività di scansione e digitalizzazione (come fatto finora per tutto il materiale dialettale), salvato e tenuto presso le strutture fisiche e digitali della Pro Loco di Castellafiume.

Paragrafo 4.3 – Appuntamenti Culturali

Gli appuntamenti culturali hanno rappresentato un momento importante per celebrare e diffondere la bellezza del dialetto locale. Una serata di poesie dialettali è stata organizzata con grande entusiasmo dai volontari SCU e dalla Pro Loco di Castellafiume. Durante questa serata, poeti locali hanno condiviso le proprie opere, immergendo il pubblico in un viaggio attraverso la storia, le emozioni e le tradizioni della regione. La poesia dialettale è stata così valorizzata e apprezzata come forma d'arte autentica e significativa. L’evento è stato chiamato “Casteglio In Versi – Serata di racconti e poesie”, il 12/08/2023, a Castellafiume (AQ), vicolo Ortoleone, organizzato da Sara Marcaurelio e i volontari SCU Antonio Di Giamberardino e Matteo Di Nicola, con la partecipazione di soci della Pro Loco, membri dell’ACR e abitanti volenterosi di Castellafiume nella lettura di queste poesie. Noi volontari ci siamo preoccupati della stesura dei fogli, digitalizzando e stampando ogni poesia, cercando di adattarle su un foglio con caratteri e dimensioni leggibili. Inoltre, con l’aiuto di Bruna de Amicis, socio Pro Loco e persona attiva per la promozione del patrimonio culturale locale, è stata fatta una raccolta di foto da lei scattate, sia antiche che attuali di Castellafiume. Le foto sono state prese dalla pagina Facebook DIZIONARIO CASTELLITTO e usate al fine della recita, insieme a una raccolta di musiche a tema. La raccolta di foto e musiche è stata fatta per la creazione di diversi video, ognuno assegnato a una poesia recitata, come sfondo animato durante la lettura. I video sono stati creati da noi volontari, attraverso il programma ‘VEGAS Pro’, un software di video editing prodotto dalla divisione software di proprietà della MAGIX. Per ogni poesia abbiamo cercato di scegliere una didascalia di foto adatta, per esempio ci sono state poesie dedicate al paese; quindi, abbiamo scelto foto del paese di ieri e oggi, poesia che ricordano i nonni, quindi foto con nonni e nipoti, ecc. I video sono stati trasmessi con l’attrezzatura della Pro Loco, un videoproiettore EPSON su un telo da proiezione. L’impianto audio (mixer, casse, microfoni) è stato portato da altri soci della Pro Loco (Fabrizio Giancaterina e Alessio Biancone). Sara Marcaurelio e noi volontari abbiamo introdotto la serata poesie e presentato il progetto. Una volta finita la lettura delle poesie, il sindaco Giuseppina Perozzi ha concluso l’evento, parlando dell’importanza del patrimonio locale, nello specifico il dialetto. Per il secondo appuntamento culturale è stata pianificata una futura recita per quest'estate, che promette di essere un altro momento memorabile di celebrazione della cultura locale. Questa recita, oltre a offrire intrattenimento di qualità, si propone di preservare e promuovere il patrimonio linguistico e culturale della comunità. Attraverso performance coinvolgenti e storie che riflettono la vita e le tradizioni locali, la recita mira a coinvolgere un vasto pubblico e a suscitare un maggiore interesse e apprezzamento per il dialetto e le sue radici storiche.
Purtroppo, la recita doveva svolgersi durante il periodo di febbraio/marzo 2024, ma a causa del lutto di uno dei partecipanti e il ritiro di un altro, la recita è saltata fino all’11/08/2024. La rappresentazione teatrale è intitolata “Imbiccio Mbicciato”, tradotto “Impiccio Impicciato”, ovvero una situazione intricata e piena di problemi. La trama si svolge a Castellafiume, negli anni prima del 2000. Una giovane ragazza, di nome Maria, finisce nel ritrovarsi in una imbarazzante situazione. Di nascosto, dentro casa sua, si intrufola il suo amato, Antonio, il quale vorrebbe chiedere di fidanzarsi ufficialmente. Maria, a malincuore, non è in grado di prendere una decisione definitiva, per paura di suo padre, Giovanni. Nel mentre, Vincenzo, un ragazzo presuntuoso e arrogante, anch’esso innamorato di Maria, entra furtivamente in casa sua. Maria nasconde Antonio e cerca di mandare via Vincenzo, ma sfortunatamente rientra in quel preciso istante la madre di Maria, Linuccia, la quale caccia i due ragazzi. A causa di questo evento, per Castellafiume cominciano a circolare brutte voci su Maria, così, per cercare di uscirne, ingaggia due ‘musicisti’, Mariuccio e Giuseppino, che saranno personaggi chiave per il concludersi della storia. Noi volontari del SCU, oltre a occuparci del layout dei copioni scritti da Sara Marcaurelio, parteciperemo in maniera attiva alla recita, dove io (Antonio Di Giamberardino) interpreterò ‘Vincenzo’, mentre Ilenia Musichini interpreterà ‘Lucietta’, una barista di cui è innamorato ‘Mariuccio’. La recita verrà fatta totalmente in dialetto, rappresentando un classico episodio avvenuto più di una volta nella storia di Castellafiume, ovvero la storia di due innamorati, ritrovandosi in una brutta situazione, subiscono l’intromissione nel loro amore da parte delle famiglie, pronte a dimostrare davanti a tutta Castellafiume chi è la famiglia più degna, senza pensare alle conseguenze che potrebbero ritorcersi sui due innamorati.

Conclusione

Il progetto Idiomi ed espressioni dialettali nella cultura immateriale abruzzese è stato un lungo, entusiasmante e istruttivo viaggio. Durante questo viaggio abbiamo trovato le risposte alle nostre stesse domande, in particolare a una: ‘Che senso ha tutto questo?’. Come scritto nell’introduzione, c’è sempre stata una connotazione negativa riguardo il dialetto, a livello logico tutte queste differenze linguistiche venivano viste come un ostacolo e il patrimonio culturale locale non degno di attenzione. La ricerca e lo studio del dialetto ha eliminato questa connotazione negativa. Non è vero che il dialetto non può essere considerato una lingua, esso è un modo di comunicare tra persona, non importa se è non regolato o isolato solo a una piccola porzione di territorio. Ragionando in termini internazionali, Il multilinguismo è sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, per garantire a ogni membro dell’unione di poter parlare con la lingua e tutti i documenti emanati sono stampati e tradotti in ogni lingua, di ogni nazione membro, piccola o grande che sia. Abbiamo concluso che il perché di tutto questo ha una sola risposta: l’identità. Questa catena di importanza che parte dall’AGENDA 2030 stilata dall’ONU, dall’insieme degli stati membri, arriva fino ad ognuno di noi, con queste azioni. Negli anni precedenti, il SCU ha avuto progetti inerenti sulla cucina locale, quest’anno sul dialetto e l’anno prossimo continuerà con il progetto “Salvaguardia delle radici attraverso il dialetto”. Tutto questo per l’identità di ognuno di noi. Quando si parla di identità, a cosa possiamo fare riferimento? Da cosa possiamo essere rappresentati? Il SCU ci ha insegnato che tutto ciò che ci caratterizza è la nostra identità: il nostro nome e cognome, l’età, il nostro lavoro, sicuramente; ma anche le nostre passioni, il nostro paese di origine, il nostro genere musicale o canzone preferita, i nostri colori, e in tutto questo c’è anche la nostra lingua, il nostro modo di comunicare. Il dialetto è un qualcosa di nostro, che tocca le nostre radici, una lingua imparata fin da piccoli, unico e raro. In Italia c’è un numero ancora non classificabile di dialetti, perché non variano solo da regione a regione, ma anche da Comune a Comune, basti pensare che qui a Castellafiume c’è una frazione del territorio, chiamata Pagliara, dove ha un dialetto differente, nonostante faccia parte dello stesso territorio. Tutto questo che fa parte della nostra identità, poi, viene racchiuso nel patrimonio culturale. Il nostro dialetto è patrimonio culturale, proprio perché racchiude parte dell’identità di un paese. Durante l’analisi delle espressioni dialettali, abbiamo notato come i modi di dire e gli idiomi sono legati all’identità di Castellafiume. Per esempio l’idioma sulla Santissima Trinità, che indica l’importanza della fede nel paese di Castellafiume, i modi di dire sul lavoro, sulle previsioni del meteo, che richiamano le origini contadine del paese, i proverbi in merito alla famiglia, che richiamano l’importanza di essa e del ruolo dei genitori. Questo è ciò che abbiamo cercato di trasmettere attraverso i laboratori didattici, l’importanza della loro identità e di come tutto ciò che li riguarda è contenuto nel patrimonio culturale. Abbiamo cercato di fargli capire l’importanza di un bene culturale sia materiale che immateriale. Per esempio, a Castellafiume che significato ha per loro la Piazza dell’Emigrante? Un bambino di Castellafiume può conoscerne il nome, passarci davanti o andare a giocarci tutto il giorno, ma non potrebbe coglierne il grande significato, inconsapevole di come le sue radici siano legate a quel luogo, neanche una volta cresciuto. Un bambino di Castellafiume può parlare in dialetto, sempre più crescendo, ma potrebbe non considerarne il grande valore, com’è successo a noi volontari prima di questo progetto, di quanto si cela dietro ogni frase, ogni parola, ogni suono del dialetto locale. In merito all’importanza del patrimonio culturale locale, che viene meno perché non grande quando quello di una città come Roma, è un paragone senza senso. In realtà, ragionando sotto questi termini, nulla avrebbe più senso. Il patrimonio culturale d’Italia non è composto solo da Roma o altre grandi città, ma da ogni patrimonio culturale di ogni Comune, ogni centimetro del patrimonio culturale locale ha grande valore. Come spiegato agli studenti dell’Istituto A.B Sabin, in un possibile futuro potrebbe capitare qualcosa che li farà dubitare dell’importanza della loro identità, di ciò che li riguarda, causato da qualcosa di personale o professionale, ma che nonostante tutto la loro identità, la loro SINGOLA identità, è importante. Solo che questa importanza non è necessario che venga riconosciuta da qualcuno o più di qualcuno, perché l’unica persona che conta sul riconoscere la propria importanza sono loro stessi. Questo è il modo di vedere che ci ha trasmesso l’UNPLI e il SCU, dobbiamo essere noi a valorizzare il nostro patrimonio culturale, a credere in ciò che siamo e ciò che abbiamo, a renderlo speciale e questo sta accadendo con il dialetto locale oggi. Il lavoro sul dialetto, la raccolta e la salvaguardia di tutto il materiale possibile, è per promuoverlo e valorizzarlo. Grazie al vicepresidente della Pro Loco di Castellafiume, Renzo Lupiani, ci è stato insegnato come accedere da admin sul sito ufficiale della Pro Loco di Castellafiume. Sul sito verrà caricato tutto il progetto, che sarà a disposizioni di tutti. Per i volontari che verranno l’anno seguente per il progetto “Salvaguardia delle radici attraverso il dialetto”, noi volontari lasceremo negli archivi della Pro Loco tutto il lavoro fatto, e nonostante la fine del nostro anno di servizio, siamo lieti di rimanere all’interno della Pro Loco come soci ed essere disponibili ai volontari dell’anno prossimo per dubbi o domande, e continuare a lavoro sulla promozione del patrimonio locale. Come scritto in precedenza, Matteo Di Nicola ha lasciato il SCU all’inizio a causa dell’università, mentre Ilenia Musichini a causa di impegni professionali, ma nonostante tutto sono rimasti soci Pro loco e cercano sempre di farsi presenti quando gli è possibile. Il progetto ha dato possibilità di arricchirci sotto ogni punto di vista, in particolare ci ha inserito nel mondo delle Pro Loco. La Pro Loco Castellafiume A.P.S è stata come una famiglia, un gruppo di persone pronte ad aiutarci con il progetto nonostante tutto. In particolare, volevamo ringraziare Nadia Bussi, Renzo Lupiani e Sara Marcaurelio, persone a cui è stato possibile fare affidamento per ogni obiettivo sul progetto. Per esempio, Nadia e Sara hanno partecipato ad ogni laboratorio didattico, supportandomi nella presentazione del progetto. Sara è sempre stata una bravissima organizzatrice di eventi teatrali e recite e un grande pilastro su cui abbiamo fatto affidamento per il dialetto. Nadia è sempre stato un presidente Pro Loco presente per l’associazione e soprattutto per noi volontari, che ci ha aiutato in ogni situazione, sia interna che esterna alla Pro Loco e al progetto. Sappiamo che il lavoro sul dialetto non finirà qui, ma continuerà anche l’anno prossimo, tuttavia, in ogni caso il lavoro svolto quest’anno continueremo, lì dov’è possibile, a promuoverlo e continuare a farlo crescere, per valorizzare il patrimonio e il territorio stesso.

Bibliografia/Sitografia

https://www.prolococastellafiume.it/;
https://www.facebook.com/prolococastellafiume/;
https://www.instagram.com/proloco_castellafiume/;
https://www.facebook.com/groups/172330676843725/;
 



 

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